{"id":6,"date":"2013-02-11T15:15:55","date_gmt":"2013-02-11T14:15:55","guid":{"rendered":"http:\/\/pogubbio.dotstage.net\/?page_id=6"},"modified":"2013-02-15T12:23:44","modified_gmt":"2013-02-15T11:23:44","slug":"normativa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.pariopportunitagubbio.it\/index.php\/normativa\/","title":{"rendered":"Normativa"},"content":{"rendered":"<h3>LA NORMATIVA ITALIANA SULLA CONDIZIONE FEMMINILE DAL 1990 <\/h3>\n<p>Nella legislazione italiana sono state presentate alcune tra le pi\u00f9 significative leggi in favore delle donne:<br \/>\n  28 gennaio 2000 &#8211; Decreto legislativo in materia di part-time.<br \/>\n25 gennaio 2000 &#8211; Disegno di legge n.4624. Disposizioni per il sostegno della maternit\u00e0 e della paternit\u00e0, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citt\u00e0. <br \/>\n17 gennaio 2000 &#8211; Legge costituzionale n.1. Modifica all&#8217;articolo 48 della Costituzione concernente l&#8217;istituzione della circoscrizione Estero per l&#8217;esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all&#8217;estero.<\/p>\n<p> Decreto n.306 del 15 luglio 1999, emesso dal Ministro per la Solidariet\u00e0 sociale, recante disposizioni relative agli assegni per il nucleo familiare e di maternit\u00e0, a norma degli artt.65 e 66 della legge 23 dicembre 1998 n.444, come modificati dalla legge 17 maggio 1999 n.144.<\/p>\n<p> Legge n. 157 del 3 giugno 1999, in materia di rimborso di spese elettorali. L&#8217;art.3 n.1 di tale legge mira a favorire, secondo quanto pi\u00f9 volte richiesto dalla Commissione Nazionale di Parit\u00e0, la partecipazione attiva delle donne alla vita politica, disponendo che &quot;ogni partito o movimento politico destina una quota pari almeno al 5 per cento dei rimborsi ricevuti per consultazioni elettorali ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica&quot;. <\/p>\n<p> Legge n.25 del 5 febbraio 1999 (legge comunitaria 1998). L&#8217;art. 17 di tale legge, al fine di adeguare la legge italiana alla sentenza della Corte di Giustizia delle Comunit\u00e0 Europee 4 dicembre 1997, ha abrogato il divieto di lavoro notturno per le lavoratrici tessili (per le altre lavoratrici il divieto non operava gi\u00e0 in precedenza), escludendo per\u00f2 comunque dalla prestazione del lavoro notturno le donne in stato di gravidanza fino ai tre anni di et\u00e0 del minore, ovvero da parte dei lavoratori con disabili a carico. <\/p>\n<p> Decreto del Ministro della P.I. n.383 del 7 ottobre 1998. Modificazione alla denominazione degli Istituti tecnici femminili con quella di &quot;Istituiti-Tecnici per attivit\u00e0 sociale&quot;.<\/p>\n<p> Decreto l.gvo n.286 del luglio 1998. T.U. sull&#8217;immigrazione e sulla condizione dello straniero.<\/p>\n<p> Legge n.165 del 27 maggio 1998. L&#8217; art.4 ha modificato l&#8217;art.656 del c.p.c. e dispone fra l&#8217;altro che la pena della reclusione non superiore a quattro anni nonch\u00e9 la pena dell&#8217;arresto possono essere scontate nella propria abitazione ovvero in luogo pubblico di assistenza o accoglienza, quando trattasi di donna incinta o madre di prole di et\u00e0 inferiore ai dieci anni.<\/p>\n<p> DPCM n.405 del 28 ottobre 1997 di istituzione ed organizzazione del Dipartimento per le Pari Opportunit\u00e0 nell&#8217;ambito della Presidenza del Consiglio.<\/p>\n<p> Decreto del Ministro del Ministro dell&#8217;Agricoltura del 13 ottobre 1997 che istituisce l&#8217;Osservatorio Nazionale per l&#8217;imprenditoria femminile ed il lavoro in agricoltura.<br \/>\nDirettiva del 27 marzo 1997 del Presidente del Consiglio dei Ministri On. Romano Prodi, in favore di azioni volte a promuovere l&#8217;attribuzione di poteri e responsabilit\u00e0 delle donne, a riconoscere e garantire libert\u00e0 di scelte e qualit\u00e0 sociale a donne e uomini. La direttiva \u00e8 stata emanata in seguito alla considerazione che i movimenti delle donne, portatori dell&#8217;idea di differenza di genere, sono stati elemento propulsivo nella redazione del programma di azione di Pechino e altres\u00ec alla considerazione che nella quarta conferenza mondiale sulle donne sono stati individuati numerosi obiettivi strategici per l&#8217;uguaglianza, lo sviluppo e la pace e che i governi si sono impegnati a realizzare azioni conseguenti in relazione alle specificit\u00e0 delle singole realt\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p> Decreto 19 febbraio 1997 di istituzione presso gli uffici del Ministro per le Pari Opportunit\u00e0 della Commissione per la promozione e lo sviluppo dell&#8217;imprenditorialit\u00e0 femminile e dell&#8217;osservatorio per l&#8217;imprenditorialit\u00e0 femminile.<\/p>\n<p> Legge n.66 del 1996 classifica come reato contro la persona il reato di violenza sessuale (che include sia la violenza carnale vera e propria che gli atti di libidine violenti, di solito perpetrati nei confronti dei minori) cos\u00ec mutando la qualificazione della normativa precedente che lo definiva reato contro la morale. In tal modo viene restituita dignit\u00e0 alla vittima, finalmente considerata &quot;persona&quot;, mentre si \u00e9 cercato di punire il reato in modo tale (con pena gradabile fra i tre ed i cinque anni) che non fosse possibile il patteggiamento (ammesso per pene inferiori ai due anni), di modo che lo stupratore non restasse sostanzialmente impunito. Tuttavia con la legge C.Simeoni (dal nome del relatore) \u00e9 oggi possibile che lo stupratore ottenga subito gli arresti domiciliari. Sono previste circostanze aggravanti che comportano l&#8217;aumento della pena fino a 12 anni, quali la violenza commessa nei confronti di persona minore degli anni 14 ovvero di anni 16, se il colpevole \u00e8 un genitore o un nonno, ovvero con l&#8217;uso di armi, sostanze alcoliche o stupefacenti o sostanze comunque dannose per la salute, ovvero quando il violentatore sia un pubblico ufficiale, ovvero quando la violenza sia stata compiuta su persona sottoposta a limitazioni della libert\u00e0 personale.<\/p>\n<p> Legge n.52 del 6 febbraio 1996 (legge comunitaria). L&#8217;art. 18 recepisce, previa consultazione della Commissione Nazionale di Parit\u00e0 e del Comitato per le pari opportunit\u00e0 presso il Ministero del Lavoro la normativa europea in tema di parit\u00e0 di trattamento fra uomini e donne.<\/p>\n<p> Legge n.332\/95, art.5, che modifica l&#8217;art.275, 4c., codice di procedura penale, prevedendo il divieto di custodia cautelare in carcere di donne incinte o madri fino al compimento del terzo anno d&#8217;et\u00e0 del figlio.<\/p>\n<p> Legge n.236\/93, art.6, sul vincolo, nei licenziamenti collettivi, di non effettuare espulsioni di lavoratrici in misura percentuale superiore a quella del personale femminile occupato nell&#8217;impresa nelle medesime mansioni, e con interventi in favore delle lavoratrici madri durante la mobilit\u00e0.<\/p>\n<p> D.lgs. n.29\/93, art.7 e 61, rispettivamente sulla parit\u00e0 e pari opportunit\u00e0 sia per l&#8217;accesso al lavoro sia per il trattamento sul lavoro relativamente alla gestione delle risorse umane (art.7) e sulla istituzione di quote di donne nelle commissioni di concorso sulla pari dignit\u00e0 di uomini e donne sul lavoro e sulla partecipazione delle dipendenti delle Pubbliche amministrazioni ai corsi di formazione e aggiornamento professionale (art. 61) (questa legge d\u00e0 la possibilit\u00e0 , ex art.7, ai comitati paritetici del settore pubblico di concorrere alla gestione delle risorse umane).<\/p>\n<p> Legge n.104\/92, legge quadro per l&#8217;assistenza, l&#8217;integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.<\/p>\n<p> Legge n.91\/92, (art.1,4 e 9) recante nuove norme sulla cittadinanza con il relativo regolamento di esecuzione (DPR n.572\/93) e il regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana (DPR n.362\/94).<\/p>\n<p> Legge n.266\/91, legge quadro sul volontariato.<\/p>\n<p> Legge n.166\/91, art.8, sul trattamento economico delle lavoratrici madri dipendenti da amministrazioni pubbliche.<\/p>\n<p> Legge n.979\/90, sull&#8217;indennit\u00e0 di maternit\u00e0 per le libere professioniste.<\/p>\n<p> D.l.vo in materia di armonizzazione della contribuzione figurativa, con interventi a favore del suo riconoscimento durante i periodi di astensione dal lavoro per maternit\u00e0.<\/p>\n<p> L&#8217;accesso alle donne alla magistratura militare, attuato con delibera del 6 ottobre 1989 del Consiglio della magistratura militare.<\/p>\n<p> Legge n.25 del 27 gennaio 1989. L&#8217;art. 2 di tale legge eleva a quarant&#8217;anni la data di partecipazione ai concorsi pubblici, come sollecitato anche dalla Commissione Nazionale di Parit\u00e0 per consentire anche alle donne che non abbiano potuto dedicarsi ad attivit\u00e0 lavorativa in et\u00e0 giovanile, perch\u00e9 impegnate in incombenze familiari, di inserirsi nel mondo del lavoro.<\/p>\n<p>Legge n.546 del 29 dicembre 1987. L&#8217;art.1 di tale legge estende l&#8217;indennit\u00e0 giornaliera di gravidanza e puerperio alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette, mezzadre, colone, artigiane ed esercenti attivit\u00e0 commerciali.<\/p>\n<p>  Per maggiori informazioni in merito: <a href=\"www.palazzochigi.it\/cmparita\/lex\/donne\/italiana\" target=\"_blank\">www.palazzochigi.it\/cmparita\/lex\/donne\/italiana<\/a><\/p>\n<h3>\n  LA COMMISSIONE NAZIONALE PARI OPPORTUNITA&#8217; <\/h3>\n<p>La Commissione nazionale per la parit\u00e0 e le pari opportunit\u00e0 tra uomo e donna presso il Governo italiano nel 2000 compie dieci anni dalla sua istituzione per legge, nel 1990. Dal 1984 operava in forza di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.<br \/>\n  Dieci anni segnati da importanti tappe nel cammino delle donne italiane verso la conquista di condizioni giuridiche e reali di parit\u00e0, dalla legge sulle azioni positive a quella sulla imprenditoria femminile, dalla estensione della tutela della maternit\u00e0 alle lavoratrici autonome alle donne in condizioni non lavorative alla legge contro la violenza sessuale, dalle norme per il riequilibrio della rappresentanza nelle istituzioni locali alla Direttiva Prodi in applicazione del programma di azione di Pechino, dalle pari opportunit\u00e0 nella riforma della pubblica amministrazione alla riforma della cooperazione allo sviluppo e alla promozione dei diritti umani, civili e culturali delle donne.<br \/>\nLa Commissione nazionale parit\u00e0, composta da donne rappresentative delle forze politiche, del sindacato dell&#8217;imprenditoria, delle associazioni, della cultura, delle migranti e native, delle religiose, ha lavorato in questi ultimi anni per promuovere l&#8217;integrazione della prospettiva di genere in tutte le politiche e per la valorizzazione della risorsa femminile nei luoghi istituzionali e decisionali. <br \/>\nLa prospettiva nuova che noi donne dobbiamo realizzare in questo nuovo millennio che si apre \u00e8 una reciprocit\u00e0 tra uomo e donna capace di realizzare una condizione umana solidale e rispettosa dei diritti della persona, dello sviluppo e della pace.<br \/>\n<em>Silvia Costa<\/em><\/p>\n<p><strong><br \/>\n  100 ANNI DI STORIA<br \/>\n    <br \/>\n  <em>L&#8217;inizio del secolo 1900-1915<\/em><\/strong><br \/>\n  Ha avuto fortuna la tesi del &quot;secolo breve&quot;: il Novecento comincia con la prima guerra mondiale,  vera cesura storica, e finisce con la caduta del muro di Berlino. La tesi, concentrata sui conflitti  politici piuttosto che sui processi di trasformazione sociale e culturale, non \u00e8 valida per le donne.<br \/>\n  Per le donne il secolo comincia subito: vi esprimono gi\u00e0 una forza nuova, effetto delle  contraddizioni irrisolte dell&#8217;Ottocento. All&#8217;apertura del secolo permangono infatti tutti i segni  drammatici della arretratezza femminile, dal diritto di famiglia legato al primato del marito alla  piaga dell&#8217;analfabetismo (ancora nel 1901 c&#8217;\u00e8 il 54% di donne analfabete, con punte fino all&#8217;87%  in Calabria, contro il 42% degli uomini), dalle morti per parto allo sfruttamento salariale. Ma,  malgrado le difficolt\u00e0 frapposte, ad esempio per l&#8217;accesso ai licei, si accelera la pressione per la  scolarizzazione femminile, con la crescente presenza delle donne all&#8217;Universit\u00e0 e il fenomeno  nuovo delle maestrine.<br \/>\n  Si consolida il lavoro femminile, che resta importante, anche se spesso solo giovanile,  nell&#8217;industria, ma le donne raccoglieranno in massa, con un effetto moltiplicatore, le prospettive  che si aprono con le figure nuove delle commesse, segretarie, impiegate delle poste, telegrafiste.<br \/>\n  La condizione femminile muta nelle aree agricole, con il prevalere della economia di mercato su  quella di autoconsumo, colpendo le attivit\u00e0, tessili, conserviere, tradizionali delle donne. Un  processo analogo avviene nelle fasce borghesi con la crisi della dote che accelera la critica al  matrimonio convenzionale combinato. Questo insieme di mutamenti ha il suo scenario e il suo  coronamento nello sviluppo dell&#8217;urbanesimo. I problemi della famiglia operaia, affrontati sul  terreno pratico gi\u00e0 dal femminismo ottocentesco, sono finalmente, nel 1902, questione politica,  simbolo della svolta riformista del socialismo, con la legge di tutela del lavoro delle donne e dei  fanciulli, voluta da Anna Kuliscioff.<br \/>\n  Scoppia, entro l&#8217;ampia gamma delle rivendicazioni giuridiche, la battaglia per il suffragio  femminile, dall&#8217;Inghilterra alla Finlandia, dalla Danimarca alla Francia e anche in Italia: il  decennio conoscer\u00e0 una nuova espressione e una nuova immagine femminile, la &quot;suffragetta&quot;.<br \/>\n  Dietro essa c&#8217;\u00e8 la straordinaria vitalit\u00e0 delle donne e dell&#8217;associazionismo femminile, costruita  gi\u00e0 dall&#8217;Ottocento entro un tessuto di rivendicazioni, denunce, lotte, dalle leghe sindacali alla  fittissima rete di &quot;opere sociali&quot; (casse mutue, assistenza alla maternit\u00e0 e ai bambini, iniziative  formative), dai gruppi alla ricerca di una nuova religiosit\u00e0 pi\u00f9 impegnata alla moltiplicazione  delle riviste. E&#8217; una mappa variegata che coinvolge posizioni radicali estreme, signore della  borghesia e della aristocrazia, nuove intellettuali, e inserisce le italiane nell&#8217;associazionismo  femminile internazionale di ogni tendenza: ne sar\u00e0 un segno un grande Congresso Nazionale  delle donne del 1908, che affronter\u00e0 tutti i temi della affermazione delle donne.<br \/>\n  Il decennio vede un aumento vertiginoso della donna che scrive, ora militante esplicita della  battaglia femminile, ora dedita a un intrattenimento che spesso per\u00f2 stimola riflessioni sul  disagio delle donne. L&#8217;imprevisto emergere di una nuova figura di donna ha la sua conferma  nella stampa. I giornali riflettono insieme il fenomeno e le inquietudini che provoca; sono pieni  di notizie, fra compiacimenti, lamentele e interrogativi, sulla donna all&#8217;Universit\u00e0, sul lavoro<br \/>\n  femminile, sul voto alle donne, sui mutamenti della famiglia.<br \/>\n  Il prorompere della figura femminile provoca un nuovo disagio dei maschi, spinti a riaffermare il  proprio primato in modo aggressivo e non pi\u00f9 solo con le ovviet\u00e0 tradizionali condivise, il &quot;buon  senso&quot; diffuso dell&#8217;Ottocento. Il nuovo antifemminismo si inserisce nello scontro fra i tentativi di  estensione dei diritti di cittadinanza (con la nascita della liberaldemocrazia, il socialismo  riformista, il cattolicesimo democratico) e la critica all&#8217;idea di progresso, alla ragione, la fortuna  dell&#8217;irrazionalismo, del vitalismo. Una forte misoginia caratterizza nazionalisti e molti futuristi,  nel segno di una mascolinit\u00e0 carica di furori guerrieri e di complessi di superiorit\u00e0, di  darwinismo sociale ed esaltazione della guerra. Questo maschilismo nuovo colora di s\u00e9 anche i  processi di liberazione sessuale, cui pure gi\u00e0 le donne non sono estranee. Al positivismo  antifemminista di Mantegazza si accompagna la fortuna degli scritti antifemministi di Weininger  e Papini.<br \/>\n  Resta esemplare come segno del nuovo conflitto del secolo nel nostro paese la relazione della  Commissione insediata da Giolitti sulla questione del voto alle donne che cos\u00ec concludeva nel  1910: il fatto che le donne partecipassero dello sviluppo culturale, economico e civile del paese  era sotto gli occhi di tutti; nessuno poteva sostenere che la donna fosse intellettualmente inferiore  all&#8217;uomo; ma la concessione del voto era da sconsigliare per ragioni di politica utilit\u00e0 in quanto sisarebbe risolta in un vantaggio per i clericali e i socialisti e in uno svantaggio per il governo.<\/p>\n<p> <strong>Dalla prima guerra mondiale al fascismo: 1915-1939<\/strong><br \/>\n  La lotta femminile per il voto, con l&#8217;estensione del suffragio solo ai maschi nel 1912, si conclude  con una sconfitta; l&#8217;associazionismo femminile risente della stanchezza per la battaglia perduta ed \u00e8 fallito il disegno unificatore espresso nel grande Congresso Nazionale del 1908. Ma  continua vivace l&#8217;impegno delle donne nelle lotte sindacali, in quelle per la modifica della  legislazione, per l&#8217;ingresso nelle professioni, in quelle civili, come contro la tratta delle bianche e  l&#8217;analfabetismo diffuso, e si intensificano e si raffinano le opere sociali.<br \/>\n  A far compiere al protagonismo femminile un altro passo avanti sar\u00e0 per\u00f2 la prima grande guerra  mondiale, che comporter\u00e0 come \u00e8 noto uno straordinario coinvolgimento di popolazione civile,  ignoto alle guerre precedenti. Ma essa vedr\u00e0 anche, per la prima volta, un impegno attivo di  donne associate e militanti femministe: sul versante pacifista, col rifiuto delle guerra e del vano  tentativo di fermarla della Conferenza all&#8217;Aja nell&#8217;aprile 1915, che favorir\u00e0 comunque l&#8217;intenso  lavoro delle donne nel dopoguerra per la nascita di organizzazioni internazionali, per  l&#8217;educazione alla pace, per l&#8217;attenzione all&#8217;infanzia; sul versante patriottico, ricercando anche nel  sostegno materiale e morale dato alla propria nazione una conferma della propria cittadinanza,  con il Corpo delle infermiere volontarie della Croce rossa, nato esso stesso nel 1908 da una  battaglia emancipatoria e dal radicamento di una immagine nuova di donna e le intense attivit\u00e0 di  sostegno ai soldati di tanti Comitati femminili.<br \/>\n  Con la guerra, per le necessit\u00e0 della produzione militare, le donne entrano in modo massiccio  nelle fabbriche: nella sola industria delle munizioni le donne passano dalle 1760 del 1914 alle  200.000 del 1918. Ci\u00f2 provoca risveglio egualitario, militanza sindacale femminile, come si  vedr\u00e0 con le lotte contro i licenziamenti di donne nel dopoguerra.<br \/>\n  La fine della guerra vede una rivoluzionaria trasformazione del costume; ne \u00e8 simbolo evidente il  taglio dei capelli e delle gonne. Ma \u00e8 una trasformazione segnata ancora da profonde  contraddizioni. Il voto alle donne passa senza ulteriori difficolt\u00e0 alla Camera dei deputati, anche  se \u00e8 destinato a cadere con la fine della legislatura. E&#8217; operante la legge sulla emancipazione  femminile che ammette le donne in tutte le professioni e in tutti gli impieghi pubblici; ci\u00f2 non  impedir\u00e0 nel 1920 il licenziamento delle donne da tutti gli impieghi pubblici per ridare il posto ai  reduci e l&#8217;espulsione delle donne dalle fabbriche.<br \/>\n  Questo avviene in un quadro di nuova forza femminile, con la nascita delle prime aggregazioni  di donne professioniste e laureate, attive in campo culturale, con la crescente scolarizzazione che  porter\u00e0 a rendere miste tutte le scuole nel 1923.<br \/>\n  Gli esiti di questa domanda diffusa di innovazione saranno per\u00f2, come \u00e8 noto, opposti: anche lo  sconcerto diffuso intorno alla nuova figura femminile alimenter\u00e0 il consenso popolare al  fascismo e al nazismo.<br \/>\n  Il regime fascista, a differenza dello Stato liberale, avr\u00e0 una &quot;politica femminile&quot;. Questa politica  raccoglier\u00e0 dal femminismo ottocentesco le esperienze gi\u00e0 avviate di sostegno alla maternit\u00e0  (l&#8217;Opera maternit\u00e0 e infanzia) non per\u00f2 in nome dei diritti delle donne e dei bambini ma in nome  della politica demografica di potenza. La legislazione fascista sar\u00e0 costruita esplicitamente sulla  disuguaglianza fra i sessi, sulla subordinazione della donna all&#8217;uomo, chiudendola nella funzione  procreativa come forma propria del rapporto con la Nazione. Questa filosofia si concretizzer\u00e0  nella legislazione, respingendo le donne dall&#8217;insegnamento nei licei, limitandone la presenza  negli impieghi pubblici, riducendone i salari e cos\u00ec via. Un effetto disastroso l&#8217;avr\u00e0 la fine  dell&#8217;impegno sindacale, politico, associativo che aveva contribuito alla maturazione della  coscienza personale e la perdita della memoria femminista.<br \/>\n  Ma, al di l\u00e0 delle intenzioni del regime, non si ferma l&#8217;evoluzione delle donne. Secondo  l&#8217;andamento proprio di tutte le societ\u00e0 industriali, la crescita del mercato, la maggiore mobilit\u00e0,  l&#8217;intensificarsi delle relazioni sociali, l&#8217;effetto dei nuovi media, come la radio e il cinema, offrono  altrettante occasioni che la soggettivit\u00e0 femminile \u00e8 pronta a utilizzare. Cresce comunque la  scolarizzazione femminile; si consolida nella prassi quotidiana l&#8217;esperienza del lavoro  extradomestico; decollano le patenti d&#8217;auto (18. 773 gi\u00e0 nel 1938,); aumentano i giornali  femminili e la pratica sportiva. In una inchiesta che riguarda giovani romane emerge un insieme  di aspirazioni e progetti agli antipodi della visione fascista della donna. Lo stesso regime non  potr\u00e0 restare del tutto estraneo a questa evoluzione femminile, come dimostrer\u00e0 prima la nascita  della Accademia femminile di Orvieto per le insegnanti di educazione fisica, poi la vicenda delle  ausiliarie della RSI.<br \/>\n  L&#8217;altra dittatura del secolo, la rivoluzione russa, ha un andamento opposto: agli inizi costituisce  un precedente giuridico unico con l&#8217;apertura di tutti i campi alle donne, con fortissime  innovazioni nella legislazione matrimoniale e nel costume, con le tante e straordinarie donne  protagoniste, prolungandone a lungo a sinistra il mito. Poi per\u00f2 ne emergeranno le  contraddizioni: alla crisi familiare, all&#8217;abbandono dei bambini, seguir\u00e0 con Stalin una svolta  legislativa e una fase di conformismo sociale che ne cancella di fatto le conquiste; la  pianificazione economica centralistica, con la sua indifferenza alle condizioni di vita dei  cittadini, con i suoi fallimenti, dannegger\u00e0 le donne, restate, malgrado le intuizioni leniniste,  drammaticamente vittime del doppio lavoro; lo schiacciamento di ogni libert\u00e0 intellettuale e  politica colpir\u00e0 tante splendide protagoniste della intelligentzia, obbligandole al silenzio o  chiudendole nei gulag.<br \/>\n  Anche nei paesi democratici occidentali gli anni Trenta rappresentano un passaggio delicato. Il  cammino delle donne non si arresta, stimolato come \u00e8, insieme, dal mutare delle condizioni  materiali dell&#8217;esistenza &#8211; decisivi lo sviluppo dei consumi, l&#8217;influenza del cinema, le nuove  occasioni di mobilit\u00e0 &#8211; e da una crescente attenzione a s\u00e9 stesse. Ma vede, soprattutto dopo la  crisi economica del 1929, una contraddittoria filosofia pubblica. Nessuna societ\u00e0 industriale pu\u00f2  fare a meno del lavoro delle donne per la sua convenienza in ragione dei minori salari e cresce  ovunque il numero delle madri e delle donne sposate occupate; ma il messaggio ossessivo  prevalente \u00e8 pur sempre quello dei danni sociali del lavoro delle madri, della necessit\u00e0 di  favorirne il ritorno domestico, l&#8217;attribuzione alle donne delle colpe della crisi della natalit\u00e0, tutta  vista in funzione delle politiche di potenza, per cui non si fa nulla per attenuare i disagi del  doppio lavoro. Faranno eccezione soprattutto i paesi scandinavi che stimoleranno il lavoro  femminile anche con lo sviluppo delle strutture di assistenza all&#8217;infanzia.<br \/>\n  E&#8217; certo positivo, in questo quadro, che una attenzione nuova sia data all&#8217;economia domestica,  alla necessit\u00e0 di sostegni mirati alle coppie con figli, ma non si supera l&#8217;ottica tutta concentrata  sulla economia di mercato, la disattenzione sul contributo del lavoro di cura al benessere  collettivo. Il welfare state, che fa i suoi primi passi, soprattutto teorici, in questa fase, nasce (e si  svilupper\u00e0) in funzione soprattutto della sicurezza del lavoratore maschio adulto, con le donne e i  bambini considerati come sue emergenze.<br \/>\n  In questo quadro l&#8217;investimento principale delle donne sar\u00e0 come noter\u00e0 Betty Friedan nel suo  &quot;La mistica della femminilit\u00e0&quot;, prevalentemente sugli affetti e la vita familiari. Le stesse  associazioni femminili attenuano le loro componenti radicali e assumono la svolta familista  propria del periodo, con un&#8217;attenzione accresciuta ai rapporti fra famiglia e lavoro. Ma non c&#8217;\u00e8 in  questo solo conservatorismo. Si tratta infatti di valori autentici per cui le donne intendono  semmai, consapevolmente o no, esercitare una pressione innovativa. Le donne pongono in questi  decenni le prime basi per una nuova concezione delle coppia, dall&#8217;uso comune del tempo libero  alle strategie riproduttive; scoprono il valore della sessualit\u00e0; vedono aumentare le loro  competenze domestiche nel rapporto con il mercato, i nuovi consumi, i nuovi modelli; raffinano  il loro rapporto con i figli; impongono, nelle aree pi\u00f9 avanzate, tipico il Nord America, i primi  impegni domestici al partner. Sono insomma protagoniste attive, molte di loro, di mutamentisociali meno conflittuali, ma che danno continuit\u00e0 ai mutamenti del secolo.<\/p>\n<p> <strong>Dalla seconda guerra mondiale all&#8217;et\u00e0 dello sviluppo:1939- 1970<\/strong><br \/>\n  La seconda guerra mondiale coinvolge le donne ancor pi\u00f9 della prima, fra distruzioni della  guerra aerea, restrizioni alimentari, perdita dei propri cari e i drammi estremi delle persecuzioni  naziste, fino all&#8217;Olocausto, al sacrificio di milioni di donne ebree.<br \/>\n  Entro questo lungo incubo matura, ci dicono le testimonianze, un nuovo sentimento femminile di  autosufficienza, di autostima, legato alle supplenze esercitate, alle necessit\u00e0 cui ci si dimostra  capaci di far fronte.<br \/>\n  Il passaggio chiave ne \u00e8 la partecipazione alla Resistenza, i cui numeri, importanti anche se  sottostimati (35.000 combattenti riconosciute, 4.600 arrestate, 2.750 deportate in Germania, 623  cadute o fucilate) non dicono per\u00f2 il continuum tipico delle donne, fra iniziativa spontanea di  solidariet\u00e0 non quantificabile, e la partecipazione organizzata alla lotta armata.<br \/>\n  Le donne vi incarnano due diversi profili, ora coesistenti ora alternativi: la dilatazione del  sentimento materno oltre i confini familiari, un esercizio del maternage sentito come  responsabilit\u00e0 pubblica, che ispirer\u00e0 gi\u00e0 fin dall&#8217;8 settembre, una cura corale dei soldati sbandati,  dei prigionieri fuggiti, e poi via via degli ebrei, dei renitenti alla leva, dei ricercati, dei bambini;  ma anche una volont\u00e0 forte di protagonismo personale, di cittadinanza, da vivere accanto e  analogamente a quella maschile, che esalta il proprio essere individuo libero, responsabile, la  propria autodeterminazione. Sono per\u00f2 comuni gli effetti sul carattere: coraggio fisico e  resistenza psichica, obbligo di prendere rapidamente, da sole, decisioni drammatiche, capacit\u00e0 di  controllo e di operativit\u00e0 in campi ignoti, nuovo intreccio fra pubblico e privato. E sar\u00e0 comune il  durare oltre la guerra delle reti di assistenza ai reduci, agli sfollati, ai bambini, caratterizzando il<br \/>\n  primo &quot;far politica&quot; delle donne e il radicarsi popolare delle grandi associazioni femminili  appena nate, l&#8217;UDI e il CIF.<br \/>\n  Il come le donne sono state entro la Resistenza la mostra meno come una guerra civile e pi\u00f9  come il rinascere di una solidariet\u00e0 collettiva, di una &quot;pietas&quot;, di una identit\u00e0 nazionale libera  dalle retoriche che riscopre le ragioni del convivere.<br \/>\n  Con l&#8217;ammissione delle donne al voto, sanzionata il 1. 2.1945, mentre al Nord ancora si  combatte, la rinascita delle democrazia diviene un fatto anche delle donne. Si tratta di un fatto  rivoluzionario, che rovescia una tradizione millenaria, profondamente interiorizzata, per cui  attributo delle donne erano il silenzio e l&#8217;obbedienza; ma esso \u00e8 vissuto prevalentemente dalla  politica italiana (e pi\u00f9 tardi dagli storici) come un fatto ovvio, inevitabile, sotto il segno della  continuit\u00e0, entro l&#8217;illusione di una facile conciliazione col ruolo tradizionale, spesso con  sciatteria, fra incoscienza e fastidio. Le donne, invece, tutte le testimonianze lo confermano,  vivono come un momento esaltante l&#8217;emozione del primo voto: qualcuna lo definisce come una nuova nascita.<br \/>\n  Il peso determinante del voto femminile ai fini dell&#8217;esito democratico \u00e8 stato spesso denunciato  come il segno della arretratezza. Non \u00e8 stato cos\u00ec. L&#8217;impegno militante delle donne di tutte le  parti politiche, per molte speso proprio per far andare a votare, ha avuto una funzione decisiva  nel radicare a livello popolare, dei semplici, il valore del voto, il valore della scelta del cittadino,  insomma il valore della democrazia. Che le donne abbiano contato \u00e8 del resto confermato dal  fatto che a svolgere un ruolo maggioritario nella storia repubblicana saranno la DC e il PCI, cio\u00e8  quelli che hanno espresso strategie e attenzione rivolte al voto femminile, favorito organizzazioni  proprie delle donne, portato alla Costituente un nuovo ceto dirigente femminile (nove donne la  DC e il PCI, contro due dei socialisti, il secondo partito allora, e una dell&#8217;&quot;Uomo qualunque&quot;).<br \/>\n  Per il PCI \u00e8 illuminante il caso emiliano, dove la fortissima adesione delle donne rovescia gli  effetti della estensione del voto e esprime molti e importanti personaggi femminili. L&#8217;area laica  vede attive donne straordinarie, che non sapr\u00e0 per\u00f2 valorizzare adeguatamente: Teresa Sandeski  Scelba, Nina Ruffini, Josette Lupinacci, Maria Calogero. L&#8217;impegno massiccio e decisivo delle  cattoliche \u00e8 ricco anche di effetti democratici: si deve al suo effetto pedagogico interno, se, in un  momento delicatissimo della democrazia italiana, quello per cui con l&#8217;operazione Sturzo si  tenter\u00e0 una svolta di destra, anche l&#8217;Azione Cattolica femminile si schierer\u00e0 con De Gasperi,  isolando le tendenze al blocco di destra.<br \/>\n  La Costituzione sanzioner\u00e0 questa presenza femminile: l&#8217;impegno delle Costituenti garantir\u00e0  uguaglianza di diritti alle donne (in particolare negli articoli 2, 3, 30, 31, 37) ma tenter\u00e0 anche di  anticipare, entro l&#8217;attenzione alle solidariet\u00e0 collettive, una nuova visione della maternit\u00e0. Negli  anni seguenti si sconter\u00e0 il carattere avanzato del testo costituzionale rispetto alla societ\u00e0 italiana  sia per quanto riguarda i diritti femminili sia per quanto riguarda il sostegno alla maternit\u00e0: ma  esso sar\u00e0 comunque un importante fattore di stimolo alla coscienza e alle rivendicazioni delle  donne, ne legittimer\u00e0 le lotte.<br \/>\n  Hobswom ha parlato per i due decenni dopo la seconda guerra mondiale, segnati da un  vertiginoso sviluppo dell&#8217;economia, dei consumi, delle garanzie collettive, della mobilit\u00e0 sociale,  di &quot;et\u00e0 dell&#8217;oro&quot;; non si devono per\u00f2 dimenticarne le contraddizioni che scoppieranno  drammaticamente. Comunque di entrambi gli aspetti, sviluppo e contraddizioni, sono  straordinariamente partecipi anche le donne.<br \/>\n  Le associazioni femminili, le donne parlamentari, spingono subito con tenacia per un  adeguamento legislativo, che, pur fra resistenze e ritardi, consentir\u00e0 di raggiungere, dopo due  decenni, almeno una parit\u00e0 giuridica formale, sulle questioni proprie della vita femminile: dalla  legge di tutela della lavoratrice madre ( 1950) al divieto di licenziamento a causa di matrimonio  (1962) dall&#8217;ingresso delle donne nell&#8217;amministrazione della giustizia (1956) alla costituzione  della polizia femminile (1959). Le lotte delle donne vedono anche tutta una serie di iniziative di  sostegno a particolari categorie di donne, dalle mondine, alla raccoglitrici di olive alle braccianti  meridionali. Con esse, con la larga convergenza delle organizzazioni femminili, col lungo  dibattito cui sono costrette dai ritardi della cultura politica, entra in circolo una critica alla  tradizione e agli stereotipi che va oltre l&#8217;obiettivo legislativo in senso stretto e prepara la  legislazione paritaria degli anni sessanta, dalla parit\u00e0 di salario a parit\u00e0 di lavoro, legata al  Trattato di fondazione della CEE, fino all&#8217;accesso delle donne a tutte le professioni (1963) cui  seguiranno, negli anni settanta, una nuova legge di tutela della lavoratrice, l&#8217;istituzione degli  Asili nido, quella dei Consultori familiari.<br \/>\n  Un ruolo forte a parte avranno, al fine di incidere sulla immagine della donna, la legge Merlin  per l&#8217;abolizione della regolamentazione della prostituzione (1958) e, ma \u00e8 gi\u00e0 un&#8217;altra fase, la  riforma del diritto di famiglia (1975) con il riconoscimento della parit\u00e0 dei coniugi.<br \/>\n  Di questa lunga stagione di crescita delle donne si devono notare alcuni aspetti.<br \/>\n  Sul piano politico, fino allo scoppio della contestazione neofemminista, la sostanziale  convergenza riformista femminile rappresenta un modo di vivere la guerra fredda che \u00e8 stato  proprio delle donne. Il conflitto ideologico e politico \u00e8 aspro ma non si ignorano le comunanze di  interessi e aspirazioni su tutta la gamma dei diritti femminili: le stesse ideologie si affinano e si  intrecciano come dimostrano i Congressi dell&#8217;UDI, del CIF e delle Acli femminili, delle donne  dei partiti, del Consiglio Nazionale delle donne, rinato nel 1954. Non ne possono essere  trascurati n\u00e9 gli effetti innovatori sulla societ\u00e0 italiana e sul costume diffuso, n\u00e9 quelli sulle  strategie politiche. All&#8217;VIII Congresso del PCI, il drammatico Congresso di dopo il rapporto  Kruscev, le comuniste elaborano un rapporto fra politiche di emancipazione e &quot;via italiana al  socialismo&quot;, che fu uno dei pi\u00f9 originali tentativi di sintesi fra riformismo e rivoluzione ; la  spinta delle donne di area cattolica per una legislazione paritaria contribuisce a dare coerenza alla  strategia di centrosinistra assunta dal partito; le socialiste si riservano, entro le organizzazioni di  massa di sinistra come entro l&#8217;azione dei governi di centrosinistra, una pi\u00f9 marcata e polemica  pressione per la liberalizzazione del costume.<br \/>\n  Della rivoluzione dei consumi le donne non sono solo destinatarie passive: vi esprimono la  determinazione a voler cambiare la propria vita. La diffusione del gas liquido, delle fibre  sintetiche, dei detersivi modifica il rapporto della donna col fuoco e con lo sporco e apre  prospettive mai immaginate di riduzione della fatica; la rapidissima diffusione delle lambrette e  delle vespe anche fra le ragazze rende consueta una immagine cos\u00ec poco convenzionale.<br \/>\n  L&#8217;ulteriore diffusione della radio, ancor prima che quella della televisione, l&#8217; abitudine al cinema,  la diffusione delle strade e del telefono, l&#8217;aumento dei servizi igienici e idraulici, familiarizzano  la sensibilit\u00e0 femminile con l&#8217;idea del miglioramento, del valore delle novit\u00e0.<br \/>\n  Tutto ci\u00f2 comporta gi\u00e0 una rottura con la tradizione che appare il fatto nuovo dell&#8217;universo  femminile. Il mutamento di certi riti, di certi consumi, l&#8217;uso di una nuova libert\u00e0 di scelta nel  lavoro e nella professione, nella passione politica e civile, nei viaggi comporta un abbandono del  ruolo femminile tradizionale. Per la prima volta le donne sono presenti nelle avventure, nei  luoghi, nelle elaborazioni della generazione che si affaccia alla storia. La crescita della  scolarizzazione femminile, gi\u00e0 netta, e di una scolarizzazione non separata, si riveler\u00e0 alla fine il  fenomeno determinante degli esiti futuri. Non c&#8217;\u00e8 ancora una trasformazione radicale del  costume sessuale, che pure muta di fatto, ma scompaiono rituali e modelli. Il corpo e  l&#8217;autorappresentazione del corpo acquista una rilevanza favorita anche dalla diffusione della  fotografia nei media, del cinema ; le nuove professioni femminili (l&#8217;hostess, la mannequin,  l&#8217;annunciatrice, l&#8217;estetista) pubblicizzate e mitizzate ne hanno in comune la visibilit\u00e0.<br \/>\n  Lo stesso sviluppo economico e civile italiano, la fortuna del &quot;made in Italy&quot;, sono segnati dalle  donne non solo per i consumi; c&#8217;\u00e8 una creativa imprenditorialit\u00e0 femminile &#8211; che spesso ha  origine nell&#8217;esperienza del lavoro a domicilio con i suoi rapporti con il mercato e col sistema di  convenienze tecnologiche e produttive &#8211; che \u00e8 alla base di tanta piccola e media industria, del  cosiddetto &quot;modello italiano&quot; anche quando titolari ne saranno i partner maschili  E tuttavia non dimentichiamone le contraddizioni: l&#8217;ottimismo dei due decenni \u00e8 anche rimozione  delle ragioni profonde delle disuguaglianze, illusione di una facile conciliazione fra vecchi e  nuovi ruoli, che copre la continuit\u00e0 del sostanziale maschilismo della organizzazione sociale e  familiare e spesso accentua il disagio delle donne, le emigrate nelle citt\u00e0 del Nord, le casalinghe  per forza, le vittime del doppio lavoro.<br \/>\n  Ne \u00e8 segnata la storia dello Stato sociale: a determinarlo erano state, fin dall&#8217;Ottocento, le  pratiche e le rivendicazioni operaie ma anche la pressione dei movimenti femministi e della  filantropia femminile a sostegno della maternit\u00e0 e del lavoro della donna. Nella sua forma  pubblica esso evolver\u00e0 sotto la forma patriarcale e lavorista, avendo al centro la figura del  lavoratore maschio capofamiglia come figura da garantire. La stessa assistenza alla maternit\u00e0 \u00e8  andata emergendo pi\u00f9 come risposta al declino della natalit\u00e0, trattata ora come una questione  militare ora come un problema etnico, anzich\u00e9 in funzione delle esigenze delle nuove  generazioni e della cittadinanza femminile.<br \/>\n  Malgrado questo la socializzazione della tradizionale funzione di assistenza e solidariet\u00e0 ha  comportato, con una socializzazione del ruolo femminile, un ingresso massiccio di donne negli  impieghi pubblici e un primo effetto delle battaglie e delle competenze maturate: in particolare  nelle amministrazioni locali, negli assessorati ai servizi sociali.<br \/>\n  In Italia comunque ci sar\u00e0 a lungo un grave ritardo delle politiche sociali per le famiglie,  attribuito alla contrapposizione di valori di riferimento fra cattolici e sinistra laico-marxista: ma  anche questo \u00e8 legato al maschilismo politico italiano: malgrado la pratica convergente delle  donne, i temi del mutamento della famiglia sono stati a lungo usati nel dibattito politico pi\u00f9 per  agitarli come bandiere di scontro e spinte alla modifica degli rapporti di forza, che per affrontarlinei loro contenuti reali.<\/p>\n<p> <strong>La rivolta femminile e i suoi esiti<\/strong><br \/>\n  E&#8217; per questo insieme di contraddizione che anche in Italia, come nel resto del mondo, gli anni  Settanta saranno gli anni della rivolta femminista. Si tratta del fenomeno pi\u00f9 complesso e  insieme pi\u00f9 incisivo del secolo, ma anche quello pi\u00f9 difficilmente sintetizzabile in poche righe  per le pi\u00f9 giovani.<br \/>\n  Essa nasce all&#8217;interno della contestazione studentesca con cui avr\u00e0 in comune la fine della visione  ottimistica sullo sviluppo, con la denuncia della democrazia politica e della stessa istruzione di  massa come fattori di disuguaglianza, con la critica alla funzione progressista della scienza e  della tecnica; e il fenomeno \u00e8 mondiale, quasi un primo segno degli effetti della globalizzazione.<br \/>\n  Il fatto \u00e8 che nelle Universit\u00e0 ormai le donne sono tante; donne cui proprio la condizione  privilegiata rivela il peso di una storia di esclusioni. Impegnandosi con i loro compagni le donne  riscoprono, entro il conflitto generazionale, il conflitto fra i sessi, largamente rimosso  nell&#8217;ottimismo precedente, lo denunciano e lo vivono con foga; soprattutto avvertono, sempre pi\u00f9  numerose, la necessit\u00e0 di ripensare s\u00e9 stesse, di pensarsi come donne oltre e fuori l&#8217;immaginario  maschile che le condiziona. Nascono cos\u00ec e si moltiplicano una serie straordinaria di collettivi,  gruppi di autocoscienza, gruppi di self help, il cui oggetto \u00e8 fondamentalmente la messa in  comune del disagio, la ricerca comune su di s\u00e9 e i propri rapporti. Insieme danno vita a fogli,  pubblicazioni, documenti, manifesti che in parte fanno deflagrare l&#8217;associazionismo femminile  tradizionale dall&#8217;altra costituiscono una galassia di relazioni, interscambi fra donne di esperienze  diversissime, influssi reciproci e polemiche rotture, con una straordinaria vitalit\u00e0 che espande il  movimento a macchia d&#8217;olio in una proliferazione di soggetti che sarebbe difficile citare tutti: dal  Movimento di Liberazione della donna al gruppo di via Pompeo Magno di Roma, dalle donne di  Lotta continua che provocheranno la rottura della organizzazione sul tema dell&#8217;uso della  violenza, al gruppo Anabasi, alla Libreria delle Donne di Milano e poi via via nel tempo la  trasformazione dell&#8217;UDI, la nascita dei Centri di documentazione a partire da Bologna, il centro  Virginia Wolf a Roma, per non parlare che di alcuni.<br \/>\n  Questo neofemminismo ha segni propri, fra cui decisivi:<br \/>\n  &#8211; la scelta del termine &quot;liberazione&quot; al posto del vecchio &quot;emancipazione&quot;: non pi\u00f9 la ricerca  dell&#8217;omologazione al modello maschile ma la costruzione autentica di s\u00e9, a partire dai propri  desideri e bisogni. Da questa esperienza concreta diffusa, praticata nei gruppi si svilupper\u00e0 poi a  livello teorico la riflessione sulla differenza, gli studi sulle donne, la scoperta di una nuova  fierezza intorno alle risorse e alla forza delle donne;<br \/>\n  -la riconduzione della politica alla rivoluzione dei comportamenti, al mutamento del qui e ora,  grazie al mutamento delle coscienze attraverso le relazioni personali, che lega in modo nuovo  privato e politico. Questa novit\u00e0, di grande valore etico, segner\u00e0 la fase forte della politica delle  donne ma assunta in modo esclusivo rischier\u00e0 poi di far riemergere il primato della politica  tradizionalmente intesa;<br \/>\n  &#8211; l&#8217;attenzione al corpo, il riappropriarsi del corpo come parte di s\u00e9, nella sessualit\u00e0, nella  medicina alternativa, superando tutti i vecchi tab\u00f9.<br \/>\n  Nella diffusione del suo messaggio di riappropriazione del corpo, di una sessualit\u00e0 libera, di  negazione del ruolo storico imposto, il movimento trover\u00e0 una sorta di identificazione simbolica,  a carattere mondiale, nella richiesta di libert\u00e0 di aborto. In Italia, sostenuta in una prima fase  dalla pressione del partito radicale, come per il divorzio, verr\u00e0 assunta dal movimento  femminista come autodeterminazione della donna. Aldil\u00e0 della sua forza d&#8217;urto immediata, dei  consensi e dei dissensi, interni ed esterni al movimento, delle provocazioni e degli anatemi che  questo provocher\u00e0, va per\u00f2 notato che, a partire da questa campagna mondiale, si sviluppa una  nuova riflessione femminile che proprio per aver legato la maternit\u00e0 a una libera scelta pu\u00f2 poi  riscoprirla come valore e risorsa femminile.<br \/>  Gli effetti della rivolta neofemminista segnano, pi\u00f9 di quanto le cronache ricorrenti sulla vitalit\u00e0  del movimento avvertano, effetti di lungo periodo, forse pi\u00f9 della stessa contestazione  studentesca.<br \/>\n  La forza provocatoria della rivolta femminile ha pi\u00f9 effetti.<br \/>\n  Nella vita sociale si afferma una nuova pratica della trasgressione, della provocazione, ormai  incontenibile con le vecchie tecniche di controllo sociale, che nell&#8217;immediato divide le stesse  donne e nel seguito del secolo avr\u00e0 anche caratteri opposti alle ambizioni femministe  legittimando lo sfruttamento esasperato del corpo femminile o provocando stanchezze e ritiri.  Nella vita politica italiana entrano in crisi i vecchi equilibri fra le forze politiche. La pressione  delle lotte femminili provoca, per la prima volta, l&#8217;interruzione anticipata di due legislature, su  temi femministi come il divorzio e l&#8217;aborto; annulla, provocando il fallimento di due referendum,  il progetto abrogazionista; mostra quanto siano profondi i mutamenti della societ\u00e0 italiana,  quanto vi incidano le scelte delle donne; indica che il processo di secolarizzazione ora riguarda  anche l&#8217;altra met\u00e0 del cielo; stimola , dal 1976, un mutamento netto del voto femminile.<br \/>\n  Ma l&#8217;effetto principale \u00e8 sulla grande maggioranza delle donne, anche quelle che non hanno mai  letto un testo femminista, che non si definirebbero mai femministe, le stesse cattoliche che si  oppongono all&#8217;aborto, sono in qualche modo coinvolte e toccate, portate a modificare e  ricalibrare desideri, attese, reazioni, coscienza di s\u00e9. Ne nascer\u00e0 comunque una nuova  insopportazione delle disuguaglianze e delle pretese maschili e una diffusa pratica di autonomia,  una forte accelerazione delle politiche di parit\u00e0, che divide la cultura femminista ma che parte di  essa contribuir\u00e0 a qualificare in modo decisivo, un nuovo investimento femminile sulle carriere,  una domanda diffusa di agio.<br \/>\n  Per contro si svilupper\u00e0 anche una reazione fra gli offesi dalla nuova immagine femminile, una  reazione che alimenter\u00e0 le moral majority degli anni Ottanta, favorendo nel mondo sul piano  politico il ritorno di una politica di destra, spingendo su quello ecclesiale in senso inverso alle  aperture al mondo moderno operate da Giovanni XXIII nella Pacem in Terris e dal Concilio  Vaticano II.<br \/>\n  In ogni caso in ragione dello sconvolgimento profondo provocato dalla rivolta femminista, gli  anni Ottanta e Novanta conoscono, pur fra molte contraddizioni, una straordinaria accelerazione  della visibilit\u00e0 femminile. Si registra una tendenza crescente al sorpasso femminile nei dati della  scolarizzazione: le ragazze investono pi\u00f9 dei maschi negli studi, conoscono meno fallimenti e  dispersioni scolastiche, studiano pi\u00f9 a lungo. Si moltiplicano i successi professionali femminili in  campi nuovi, a partire da quello imprenditoriale. Ma ovunque la riuscita non dipenda da una  benevolenza maschile le donne si affermano; vincono i concorsi (sono ad esempio sempre di pi\u00f9  in magistratura); sono protagoniste di primo piano nel mercato, della moda, nello spettacolo (e  non solo nella figura in qualche modo tradizionale dell&#8217;attrice ma anche come registe con Cavani,  Wertmuller, Archibugi, Comencini ecc), dell&#8217;editoria, e non pi\u00f9 solo come scrittrici ma anche  come imprenditrici dell&#8217;editoria; rompono la barriera della visibilit\u00e0 nei telegiornali.. La voglia di  successo e carriera, pure per certi versi agli antipodi del movimento neofemminista, acquista  forza anche grazie ad esso e prende la forma di una lobby, le &quot;Donne in carriera&quot;.<br \/>\n  Sono gli anni in cui, grazie anche allo sviluppo degli studi delle donne, i women&#8217;s studies come  si sono chiamati in America, le donne scoprono s\u00e9 stesse: scoprono che il loro trascorrere dal  lavoro alla casa \u00e8 certamente fatica ma produce anche competenza, ricchezza interiore, intuito,  creativit\u00e0; \u00e8 la loro forza.<br \/>\n  In linea con le stesse spinte internazionali, di cui parleremo dopo, che vengono da ONU e CEE,  nascono via via nel 1984 la Commissione per le pari opportunit\u00e0 fra uomo e donna presso la  Presidenza del Consiglio, il Comitato per l&#8217;attuazione del principio di parit\u00e0 di trattamento fra  lavoratori e lavoratrici preso il Ministero del Lavoro, il Comitato per le pari opportunit\u00e0 presso il  Ministero della P.I., anche il ministero degli Esteri inaugura un ufficio Donne e sviluppo per  quanto riguarda la cooperazione italiana; nascono una serie di Comitati, Consulte, Consulte delle  elette presso le autonomie regionali e comunali: sono approvate nuove leggi per la parit\u00e0 sul  lavoro, nell&#8217;imprenditoria; le parlamentari iniziano a intervenire collettivamente, con effetti  crescenti a favore delle donne, nella stesura delle finanziarie annuali che decidono del bilancio  dello Stato; finalmente nel 1996 giunge a conclusione, dopo molte difficolt\u00e0 e polemiche la legge  contro la violenza sessuale.<br \/>\n  Tiene ormai banco, con una drammatizzazione crescente lo squilibrio dei sessi nella  rappresentanza. Le donne del PCI, che nel 1986 hanno prodotto una Carta delle donne, con lo  slogan felice &quot;dalle donne la forza delle donne&quot;, che fa il punto degli obiettivi da raggiungere, da  quelli storici alle nuove esigenze emerse, in particolare denunciando le distorsioni nell&#8217;uso del  tempo, aprono una vertenza nel loro partito che ha come risultato, nel 1987, di portare in  Parlamento un terzo di donne per il loro gruppo, che fa salire la percentuale complessiva oltre il  10%. Nelle elezioni posteriori per\u00f2, nel quadro della lunga transizione italiana, il trend di crescita  si arresta. La nuova legge elettorale del 1994 introduce una quota paritaria femminile nelle liste  proporzionali della Camera e un rapporto due a uno nei candidati per le regionali, con effetti per\u00f2  nettamente insufficienti e sar\u00e0 comunque cancellata da una non felice sentenza della Corte  Costituzionale.<br \/>\n  Le ultime novit\u00e0 politiche positive del secolo in Italia sono comunque le nuove brillanti presenze  femminili al Governo, dalle tre donne del Governo Prodi alle sei del Governo D&#8217;Alema, alle  molte sottosegretarie, con la nomina anche di un Ministro per le pari opportunit\u00e0; una donna  entra per la prima volta alla Corte Costituzionale. Non \u00e8 solo il successo di una \u00e9lite femminile:  le politiche di sostegno alla maternit\u00e0 conoscono finalmente una svolta e l&#8217;esecutivo assume  formalmente la responsabilit\u00e0 della condizione delle donne.<br \/>\n  L&#8217;analisi di questo processo sarebbe monca se non si collocasse dentro il dato pi\u00f9 rilevante: la  natura internazionale ormai assunta dal tema della donna. Sulla scia del movimento degli anni  settanta, con il suo carattere internazionale, si sono poste infatti, per prime, le grandi centrali  sovranazionali l&#8217;ONU, la CEE.<br \/>\n  Per quanto riguarda l&#8217;ONU, il cammino che va dalla Assemblea per l&#8217;anno internazionale della  Donna del 1975 a Citt\u00e0 del Messico, e via via a Copenaghen nel 1980, a Nairobi nel 1985, fino a  Pechino nel 1995, favorito anche dalla esperienza dei Forum paralleli delle ONG, \u00e8 segnato dalla  nascita in sede ONU di istituti specializzati, da una qualificazione dei programmi UNESCO,  FAO, OMS, UNICEF, da un monitoraggio sui governi, e soprattutto da una crescita di una  straordinaria classe dirigente femminile nei paesi del Terzo mondo. Questa politica si \u00e8 data il  suo strumento di diritto internazionale nella &quot;Convenzione delle Nazioni Unite per le  eliminazioni di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne&quot; del 1979 e i suoi  obiettivi politici nella Piattaforma approvata a Pechino nel 1995. Per suo conto anche la CEE,  poi UE ha svolto una intensa azione di stimolo, con le sue raccomandazioni e dierettive, con la  pressione del suo Parlamento.<br \/>\n  Ma l&#8217;Assemblea di Pechino in particolare ha sanzionato il carattere centrale ormai assunto dalle  questioni poste dalle donne, di cui le politiche di pari opportunit\u00e0 sono solo uno strumento. Il  governo della globalizzazione, con i suoi vantaggi economici e il rischio dei suoi costi umani, ha  bisogno delle donne e accende la voglia di governo delle donne. L&#8217;apertura delle frontiere  provoca la reazione dei fondamentalismi religiosi e etnici e le fa vittime e ostaggi degli squilibri  prodotti; la violenza dei mercati distrugge le loro economie naturali e le fa merce di scambio  pornografica o produttiva. Di qui l&#8217;esigenza affermata a Pechino di un di pi\u00f9 di potere per le  donne e di un di pi\u00f9 di determinazione nell&#8217;orientare le grandi correnti della politica.<br \/>\n  Non si tratta di essere contro la globalizzazione che \u00e8 una opportunit\u00e0, tutto lo dimostra, per  rompere l&#8217;antico pregiudizio e la vischiosit\u00e0 degli Stati nazionali. Le donne del resto passando da  una famiglia all&#8217;altra hanno sempre costituito un elemento di scambio, di unificazione di culture  e costumi, di usi alimentari e di pratiche di comportamento, di linguaggi e di conoscenze  reciproche. In un mondo teso fra globalizzazione e rinascita di localismi, le donne sono come  chiamate a tenere insieme le culture del territorio in cui sono cresciute, quelle in cui si sono  inserite e una apertura universale. Quando questa non riesce, quando fallisce ne sono, Bosnia,  Ruanda, Kossovo insegnano, le prime vittime.<br \/>\n  La politica delle donne, in conclusione pu\u00f2 assumere con pi\u00f9 decisione quell&#8217;equilibrio, pi\u00f9 che  mai oggi necessario, fra ricostruzione di una coscienza nazionale comune, prospettiva  internazionalistica di integrazione dei poteri, esaltazione delle autonomie locali, al fine di  governare politicamente nell&#8217;interesse collettivo la globalizzazione.<br \/>\n  Ma i due ultimi decenni del secolo non sono ancora al riparo dalle contraddizioni che hanno  segnato tutto il secolo. Malgrado le lotte femminili il disagio delle donne permane e per  riconoscerlo basta citarne i capitoli. La disoccupazione, ridivenuta angoscia sociale, \u00e8 ancora un  fatto che riguarda pi\u00f9 donne che uomini, e donne spesso altamente acculturate; per quelle che  lavorano vale ancora una forte segregazione verticale cio\u00e8 la concentrazione a livelli pi\u00f9 bassi  degli uomini, con salari minori. La maternit\u00e0, il lavoro di cura non sono ancora riconosciute per  quello che rappresentano e penalizzano economicamente e socialmente le donne su cui  continuano a pesare: secondo una importante inchiesta gli uomini italiani lavorano in casa un&#8217;ora  e mezza al giorno in media contro le sette ore e un quarto della madre con figli che lavora anche  fuori casa, una media assai pi\u00f9 alta di quella europea. Lo stesso calo della natalit\u00e0, che esprime  certo anche una raggiunta libert\u00e0 di scelta femminile, non \u00e8 per questo meno doloroso; nascono  meno figli di quanti le donne ne vorrebbero perch\u00e9 proibiti dalle condizioni sociali. Il ridisegno  del welfare state, che dovrebbe anche correggere il maschilismo che lo ha caratterizzato, da una  parte ritarda e dall&#8217;altra colpisce anche le donne. Lo sfruttamento sessuale e la pratica della  violenza contro le donne, nelle loro varie forme, da quelle privatissime a quelle pubbliche dei  media pornografici, da quelle domestiche e a quelle legate alla giungla urbana, perdura come una  realt\u00e0 antica ma insieme esprime una sorta di reazione moderna del maschio insicuro.<br \/>\n  Ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, malgrado la passione di tante donne, malgrado le affermazioni di singole, la  politica resta un fatto maschile. Lo resta nelle sue percentuali ancora inferiori alle medie  europee; lo resta nell&#8217;immaginario collettivo anche perch\u00e9 l&#8217;informazione politica \u00e8 portata a dare  spazio alle donne spesso in modo folkloristico, attraverso il look e il pettegolezzo, anzich\u00e9 per la  natura dei contributi espressi. Soprattutto non \u00e8 ancora convinzione comune che esistano, rispetto  ai problemi pi\u00f9 diversi, ragioni proprie delle donne che solo le donne possono rappresentare.<br \/>\n  Il fatto \u00e8 che la straordinaria avanzata delle donne nel secolo \u00e8 segnata da due limiti. In primo luogo le vittorie delle donne non sono state solo un effetto della loro iniziativa, della loro determinazione ma anche della logica bruta dei processi di trasformazione e di contraddittori calcoli maschili, che hanno saputo servirsi del lavoro femminile, della acculturazione delle donne, della liberazione sessuale. E in secondo luogo la riflessione sulla trasformazione dei ruoli sessuali ha investito solo le donne, non ha ancora sufficientemente  messo a tema il ruolo maschile, se non in termini di reazione e di nuovo disagio. E&#8217; questo il compito che ci lascia il secolo.<br \/>\n<em>a cura di Paola Gaiotti<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA NORMATIVA ITALIANA SULLA CONDIZIONE FEMMINILE DAL 1990 Nella legislazione italiana sono state presentate alcune tra le pi\u00f9 significative leggi in favore delle donne: 28 gennaio 2000 &#8211; Decreto legislativo in materia di part-time. 25 gennaio 2000 &#8211; Disegno di legge n.4624. 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